Alla nascita del comitato si è subito sottolineata la necessità di andare oltre la protesta e di AVVIARE UNA RIFLESSIONE SUL FUTURO DELLA NOSTRA SCUOLA ED UNIVERSITA' che divenga elemento propositivo permanente.
nasce così il gruppo di lavoro sull'università coordinato da Vittorio Bellotti.
Chi è interessato può contattarlo: vbellot@unipv.it
martedì 25 novembre 2008
venerdì 21 novembre 2008
Nuove adesioni al Comitato
Il MFE (Movimento federalista europeo) e l' AEDE (Associazione europea degli insegnanti) aderiscono al comitato civico!
domenica 2 novembre 2008
«Vogliamo dare una scossa alla città»
PAVIA. Lorenzo Spairani, rappresentante degli studenti al senato accademico, tra gli organizzatori della protesta, qual è il vostro obiettivo?
Far capire, al di là degli studenti e delle categorie universitarie già in parte consapevoli, che c’è preoccupazione per i giovani. Vogliamo spingere la città a darsi una scossa. L’intento è bloccare la legge.
Ora che forme assumerà la protesta?
Visto che la voglia di partecipare è crescente, bisogna che questa posizione esca all’esterno.
Si iniziano a vedere delle spaccature nel gruppo, quanto è rischioso?
Nel movimento universitario ci sono posizioni diverse. Per ora è prevalso il buon senso. A Pavia non si è occupato perché discutendone si è raggiunta una posizione ragionevole. Tra chi diceva «occupiamo» e chi «non facciamo nulla», l’idea di creare un luogo d’incontro informativo è stata una posizione accolta da tutti.
Agli universitari è stato criticato di stare con i baroni. E’ vero?
Non siamo con i baroni, l’università che vogliamo non è quella attuale. Siamo contrari ai tagli come lo sono loro, ma siamo per un’altra università. E’ un’accusa fatta solo per screditarci. E’ evidente che i baroni non ci appoggiano. Un esempio è il senato accademico. Se fossimo con loro non avremmo fatto assemblee e lezioni in piazza visto che il senato non voleva. Finché si può lavorare con tutti va bene, ma ognuno ha le sue modalità.
Cosa deve cambiare nell’università di oggi?
La centralità dello studente deve essere reale. Deve cambiare il metodo di governance degli atenei e il modello di assunzione: aver reso locale la scelta crea problemi. Deve essere un sistema nazionale con meccanismi di controllo. Deve cambiare la verifica della ricerca e il peso delle componenti in università. Non può essere che i docenti abbiano così tanti rappresentanti in senato, rispetto a ricercatori, dottorandi e studenti. E il binomio “ricerca e didattica” deve dare quel valore aggiunto all’università rispetto al liceo.
Cosa non va nell’ateneo pavese?
Ci sono tutti i problemi “nazionali”, più accentuati in alcune facoltà. A Economia il 3+2 ha reso la facoltà simile a un liceo, con ritmi di studio elevati per una qualità di quello che si impara bassa, perché abbiamo cinque esami in un mese e mezzo. Anche il bando dei dottorati nelle facoltà non premia sempre lo studente migliore.
Quali sono le vostre proposte?
I gruppi di lavoro lavorano su questo, ci sono proposte nazionali, come la modifica dei concorsi. Ma si parte dalla considerazione che l’università va riformata dall’interno, si rischia che a decidere sia chi è lontano dall’università, come Tremonti. Io non ho la ricetta per un’università migliore, ma so che il metodo deve partire dall’università stessa, creando commissioni con tutte le componenti rappresentate, perché da lì usciranno idee pratiche».
Può avere successo la protesta?
Ho molta fiducia. Nessuno può più ignorare che c’è molto scontento. Anche i commercianti ci prestano le sedie per le lezioni in piazza, il messaggio è arrivato anche a loro.
Qual è l’atteggiamento di chi oggi frequenta l’università, c’è pessimismo?
C’è l’entusiasmo iniziale di chi arriva all’università e pensa di poter finalmente studiare quello che piace. E’ l’atteggiamento iniziale delle matricole, che poi si smorza in sei mesi perché messo a confronto con un sistema che non punta a migliorare l’individuo. C’è rassegnazione nel dire “arriviamo alla fine”, ma si abbandonano i sogni di crescita individuale. (m.br.)
da La Provincia Pavese , 2.11.08
Far capire, al di là degli studenti e delle categorie universitarie già in parte consapevoli, che c’è preoccupazione per i giovani. Vogliamo spingere la città a darsi una scossa. L’intento è bloccare la legge.
Ora che forme assumerà la protesta?
Visto che la voglia di partecipare è crescente, bisogna che questa posizione esca all’esterno.
Si iniziano a vedere delle spaccature nel gruppo, quanto è rischioso?
Nel movimento universitario ci sono posizioni diverse. Per ora è prevalso il buon senso. A Pavia non si è occupato perché discutendone si è raggiunta una posizione ragionevole. Tra chi diceva «occupiamo» e chi «non facciamo nulla», l’idea di creare un luogo d’incontro informativo è stata una posizione accolta da tutti.
Agli universitari è stato criticato di stare con i baroni. E’ vero?
Non siamo con i baroni, l’università che vogliamo non è quella attuale. Siamo contrari ai tagli come lo sono loro, ma siamo per un’altra università. E’ un’accusa fatta solo per screditarci. E’ evidente che i baroni non ci appoggiano. Un esempio è il senato accademico. Se fossimo con loro non avremmo fatto assemblee e lezioni in piazza visto che il senato non voleva. Finché si può lavorare con tutti va bene, ma ognuno ha le sue modalità.
Cosa deve cambiare nell’università di oggi?
La centralità dello studente deve essere reale. Deve cambiare il metodo di governance degli atenei e il modello di assunzione: aver reso locale la scelta crea problemi. Deve essere un sistema nazionale con meccanismi di controllo. Deve cambiare la verifica della ricerca e il peso delle componenti in università. Non può essere che i docenti abbiano così tanti rappresentanti in senato, rispetto a ricercatori, dottorandi e studenti. E il binomio “ricerca e didattica” deve dare quel valore aggiunto all’università rispetto al liceo.
Cosa non va nell’ateneo pavese?
Ci sono tutti i problemi “nazionali”, più accentuati in alcune facoltà. A Economia il 3+2 ha reso la facoltà simile a un liceo, con ritmi di studio elevati per una qualità di quello che si impara bassa, perché abbiamo cinque esami in un mese e mezzo. Anche il bando dei dottorati nelle facoltà non premia sempre lo studente migliore.
Quali sono le vostre proposte?
I gruppi di lavoro lavorano su questo, ci sono proposte nazionali, come la modifica dei concorsi. Ma si parte dalla considerazione che l’università va riformata dall’interno, si rischia che a decidere sia chi è lontano dall’università, come Tremonti. Io non ho la ricetta per un’università migliore, ma so che il metodo deve partire dall’università stessa, creando commissioni con tutte le componenti rappresentate, perché da lì usciranno idee pratiche».
Può avere successo la protesta?
Ho molta fiducia. Nessuno può più ignorare che c’è molto scontento. Anche i commercianti ci prestano le sedie per le lezioni in piazza, il messaggio è arrivato anche a loro.
Qual è l’atteggiamento di chi oggi frequenta l’università, c’è pessimismo?
C’è l’entusiasmo iniziale di chi arriva all’università e pensa di poter finalmente studiare quello che piace. E’ l’atteggiamento iniziale delle matricole, che poi si smorza in sei mesi perché messo a confronto con un sistema che non punta a migliorare l’individuo. C’è rassegnazione nel dire “arriviamo alla fine”, ma si abbandonano i sogni di crescita individuale. (m.br.)
da La Provincia Pavese , 2.11.08
Laboratorio di mobilitazione per l'autoriforma
Noi studenti contro la 133 e contro legge gelmini, abbiamo "preso in prestito" un aula di scienze politiche dell'universita AULA E, e abbiamo fondato il laboratorio di mobilitazione per l'autoriforma, un aula aperta tutti i giorni dalla mattina alla sera, dove gli studenti possono venire a studiare, informarsi e aiutare il nostro lavoro contro la 133.
Anti-Gelmini, successo grazie alla rete
Anche a Pavia il movimento si è diffuso con i blog e i siti «locali»
PAVIA. C’è chi riconosce un merito al ministro Maria Stella Gelmini: aver unito generazioni diverse e aver abbattuto le barriere della tecnologia. Questo perché la protesta raggruppa gli studenti e i loro insegnanti, le famiglie, così come molti cittadini preoccupati per il futuro della scuola. Ed è così anche per il fronte anti-Tremonti. Uniti anche nella forma della protesta, che prende forma on line.
E’ fatta di archivi di immagini e video, documenti da “scaricare”, voci e commenti. I blog servono anche per organizzarsi e conoscersi.
E’ nato quello del Comitato genitori per la scuola (genitoriperlascuola.blogspot.com), da una e-mail da usare come punto di riferimento si è arrivati a costruire un gruppo che oggi conta una settantina di membri, solo con il passaparola e grazie alla rete.
«Ci siamo accorti del rapporto stretto tra rete e persone fisiche durante la serata organizzata dal comitato al collegio Valla - spiega Marcello Adduci, che gestisce il blog - perché persone che non si conoscevano, ma che condividevano una unacausa, si sono unite».
Il motivo? «La forza sta nella gratuità del mezzo, nella sua facilità e nella possibilità di mettersi in relazione senza imbarazzo - spiega Adduci - Tanto che un nostro video amatoriale sulla manifestazione del 30 è arrivato fino a SkyTg24 che lo ha mandato in onda, portando Pavia nella rete nazionale».
Il rischio dei blog è quello di rimanere autoreferenziali, ma il Comitato ha usato la rete come mezzo per poi incontrarsi.
Trova sostegno su Internet anche il blog del Comitato civico in difesa della scuola pubblica (comitatoscuola.blogspot.com) che unisce gruppi diversi per fare informazione sulle conseguenze della riforma. Il comitato viaggia anche su Facebook, la rete sociale che spopola in questo periodo, dove conta 800 membri, ma raccoglie adesioni anche nelle sedi fisiche dei gruppi.
Tra gli ultimi “vip” iscritti anche alcuni docenti universitari, Salvatore Veca, Franco Osculati e Guglielmino Cajani, ma anche Ettore Filippi, Antonio Sacchi, Gian Mario Frigo e Maria Teresa Nizzoli.
Il fronte universitario si tiene in contatto sul sito no133pavia.blogspot.com, gestito dalla facoltà di Comunicazione, che raccoglie documenti, riassunti delle assemblee, ma anche gli orari delle lezioni in piazza e le fotografie.
Anche gli universitari però usano Facebook: facili e veloci i contatti. C’è poi a livello nazionale il sito www.retescuole.net che raccoglie iniziative e materiali da tutta Italia, da mozioni a poesie tutte sulla riforma della scuola.
Marianna Bruschi - da la Provincia Pavese 2.11.8
PAVIA. C’è chi riconosce un merito al ministro Maria Stella Gelmini: aver unito generazioni diverse e aver abbattuto le barriere della tecnologia. Questo perché la protesta raggruppa gli studenti e i loro insegnanti, le famiglie, così come molti cittadini preoccupati per il futuro della scuola. Ed è così anche per il fronte anti-Tremonti. Uniti anche nella forma della protesta, che prende forma on line.
E’ fatta di archivi di immagini e video, documenti da “scaricare”, voci e commenti. I blog servono anche per organizzarsi e conoscersi.
E’ nato quello del Comitato genitori per la scuola (genitoriperlascuola.blogspot.com), da una e-mail da usare come punto di riferimento si è arrivati a costruire un gruppo che oggi conta una settantina di membri, solo con il passaparola e grazie alla rete.
«Ci siamo accorti del rapporto stretto tra rete e persone fisiche durante la serata organizzata dal comitato al collegio Valla - spiega Marcello Adduci, che gestisce il blog - perché persone che non si conoscevano, ma che condividevano una unacausa, si sono unite».
Il motivo? «La forza sta nella gratuità del mezzo, nella sua facilità e nella possibilità di mettersi in relazione senza imbarazzo - spiega Adduci - Tanto che un nostro video amatoriale sulla manifestazione del 30 è arrivato fino a SkyTg24 che lo ha mandato in onda, portando Pavia nella rete nazionale».
Il rischio dei blog è quello di rimanere autoreferenziali, ma il Comitato ha usato la rete come mezzo per poi incontrarsi.
Trova sostegno su Internet anche il blog del Comitato civico in difesa della scuola pubblica (comitatoscuola.blogspot.com) che unisce gruppi diversi per fare informazione sulle conseguenze della riforma. Il comitato viaggia anche su Facebook, la rete sociale che spopola in questo periodo, dove conta 800 membri, ma raccoglie adesioni anche nelle sedi fisiche dei gruppi.
Tra gli ultimi “vip” iscritti anche alcuni docenti universitari, Salvatore Veca, Franco Osculati e Guglielmino Cajani, ma anche Ettore Filippi, Antonio Sacchi, Gian Mario Frigo e Maria Teresa Nizzoli.
Il fronte universitario si tiene in contatto sul sito no133pavia.blogspot.com, gestito dalla facoltà di Comunicazione, che raccoglie documenti, riassunti delle assemblee, ma anche gli orari delle lezioni in piazza e le fotografie.
Anche gli universitari però usano Facebook: facili e veloci i contatti. C’è poi a livello nazionale il sito www.retescuole.net che raccoglie iniziative e materiali da tutta Italia, da mozioni a poesie tutte sulla riforma della scuola.
Marianna Bruschi - da la Provincia Pavese 2.11.8
domenica 26 ottobre 2008
«Insieme per la scuola»
PAVIA. E’ nato il “Comitato civico per la difesa della scuola e dell’università pubbliche”. Un comitato che vuole fare informazione così «da offrire a tutti i cittadini la possibilità di avere voce, facendo fare ai partiti e ai sindacati, pur impegnati, un passo indietro». Questo l’obiettivo del comitato che unisce Cisl, Cgil, Gilda, Udu (Coordinamento per il diritto allo studio), Giovani del Pd e Giovani di Rifondazione comunista, Comitato in difesa della scuola pubblica, Verdi, Sinistra democratica, Partito dei comunisti italiani, Partito democratico, Italia dei valori e Socialisti italiani. Banchetti informativi, documenti e un’informazione capillare in città. Per questo è anche stato creato un gruppo di lavoro per preparare il materiale informativo per le famiglie, «per spiegare le ricadute dei tagli sulla vita di tutti i giorni e sul futuro». «Stiamo cercando di elaborare del materiale da distribuire - spiega Antonio Maria Ricci, segretario cittadino del Pd - e di organizzare iniziative pubbliche. Si comincerà la prima settimana di novembre con un incontro nel quartiere Pavia-Est». Da qui poi toccherà anche agli altri quartieri, per radunare il maggior numero di cittadini là dove abitano e sono radicate le scuole frequentate dai figli. Il comitato sarà presente anche all’assemblea di ateneo di martedì e alla manifestazione del 30 ottobre. «Aderiremo anche allo sciopero generale del 14 novembre - spiega Ricci - questi sono i primi appuntamenti». Per aderire al comitato è possibile recarsi nelle sedi di uno dei gruppi aderenti o tramite internet. «Hanno già aderito l’Anpi - Associazione partigiani, Libertà e giustizia e il Comitato genitori per la scuola», aggiunge Ricci. Il comitato ha aperto un blog: comitatoscuola.blogspot.com. E’ anche presente su Facebook, dove ha già raggiunto i 300 iscritti. (ma.br.)
Da la provincia pavese del 26.10.2008
Da la provincia pavese del 26.10.2008
ALLARME UNIVERSITÀ
Scriviamo queste righe per sensibilizzare tutta la cittadinanza su quello che sta succedendo in questo Paese. La legge 133, la legge con la quale questo Governo si propone di riformare l’Università pubblica, e’ qualcosa di davvero pericoloso ed inaccettabile. Noi non crediamo si tratti di una riforma, perché questo nome si addice solo a provvedimenti in grado di migliorare la situazione attuale. Con la legge 133, al contrario, l’Università pubblica verrà ridimensionata, destrutturata, ridotta ai minimi termini. Basta analizzare il provvedimento per rendersi conto del pericolo che stanno correndo le nostre Università. Con questa legge, infatti:
1) In quattro anni, verranno tagliati 1500 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’Università. Secondo i dati OCSE, l’Italia oggi spende 5400$ annuali per studente, contro gli 8400 degli Usa, i 9000 di Francia e Inghilterra, i 10000 della Germania, e contro gli 8400 della media OCSE. L’Italia è molto indietro anche nei finanziamenti privati. Questi dati dimostrano che quello dell’Università italiana è già un sistema sotto finanziato. Un taglio di queste dimensioni sarà catastrofico: si dovranno ridurre i servizi agli studenti, ridurre le infrastrutture, peggiorerà la qualità della didattica e quella della ricerca. QUESTI TAGLI SCRITERIATI PEGGIORERANNO LA QUALITÀ DELLE NOSTRE UNIVERSITÀ, RENDENDOLE ANCORA MENO COMPETITIVE.
2) Verrà drasticamente ridotto il personale docente. Nel 2009, su 10 docenti che vanno in pensione, ne verrà assunto soltanto uno. Uno su cinque nei due anni successivi, uno su due nel 2012. Il numero dei docenti verrà dimezzato. Tutto questo in un Paese che è già molto indietro nel rapporto numero studenti/numero di docenti: in Italia abbiamo un docente ogni 20 studenti. Negli Usa uno ogni 15, in Germania 1 ogni 12, In Francia uno ogni 17, in Inghilterra 1 ogni 16. La media OCSE è di uno ogni 15. Se consideriamo che oggi i docenti dividono il loro tempo tra didattica e ricerca, uno svuotamento dell’organico così pesante li costringerà ad aumentare a dismisura il tempo che dedicano alla didattica, limitando gravemente il tempo per la ricerca, o eliminandolo del tutto. Si abbasserà la qualità della didattica, gli studenti avranno meno interazioni col mondo della ricerca, sarà più difficile svolgere tesi sperimentali e non si potranno più formare nuovi ricercatori. L’UNIVERSITÀ CESSERÀ DI ESSERE IL LUOGO DI PRODUZIONE E SVILUPPO DELLE NUOVE CONOSCENZE, E SI TRASFORMERÀ IN UN GRANDE LICEO.
3) Le Università potranno trasformarsi in Fondazioni per raccogliere finanziamenti privati. Verrà annullata la natura pubblica di queste istituzioni, e si creerà una spaccatura tra Atenei di serie A e di serie B, a seconda delle possibilità economiche delle città di appartenenza. LA DIFFERENZA TRA UNIVERSITÀ PUBBLICHE E PRIVATE SI ATTENUERÀ FINO A SPARIRE, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA LE TASSE. VERRÀ CANCELLATO IL SISTEMA DEL DIRITTO ALLO STUDIO, GARANTITO DALLA NOSTRA COSTITUZIONE. LE UNIVERSITÀ, ORMAI ENTI DI DIRITTO PRIVATO, DIPENDERANNO DAI PROPRI FINANZIATORI
4) Con un provvedimento dettato solo dalla necessità di fare cassa, vengono sospese le Scuole di Specializzazione per la formazione degli insegnanti. GIOVANI MOTIVATI E PREPARATI NON POTRANNO RIVOLGERSI ALL’INSEGNAMENTO.
Noi crediamo che questo accanimento nei confronti delle nostre Università non sia casuale. La destra sta tentando di modificare il tessuto civile della nostra società. Stiamo andando verso un Paese in cui esisterà un’ università di serie A, quella privata, per chi potrà permettersela, e una di serie B, quella pubblica, per tutti gli altri. Questo non è il Paese in cui vogliamo vivere.
Noi vogliamo vivere in un Paese nel quale sia garantita a tutti la possibilità di accedere ai migliori livelli d’istruzione. Riteniamo quindi che sia necessaria una mobilitazione generale di studenti, docenti, intellettuali, politici, e anche di semplici cittadini per evitare che questo possa accadere. La cultura è di tutti, non solo di chi può pagarsela. Deve nascere un movimento di protesta civile ma nettissima contro una legge che delinea un sistema universitario iniquo ed inaccettabile.
Chi attacca l’Università, attacca il nostro futuro.
ALZIAMO LA VOCE.
Giovani Democratici della Provincia di Pavia
1) In quattro anni, verranno tagliati 1500 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’Università. Secondo i dati OCSE, l’Italia oggi spende 5400$ annuali per studente, contro gli 8400 degli Usa, i 9000 di Francia e Inghilterra, i 10000 della Germania, e contro gli 8400 della media OCSE. L’Italia è molto indietro anche nei finanziamenti privati. Questi dati dimostrano che quello dell’Università italiana è già un sistema sotto finanziato. Un taglio di queste dimensioni sarà catastrofico: si dovranno ridurre i servizi agli studenti, ridurre le infrastrutture, peggiorerà la qualità della didattica e quella della ricerca. QUESTI TAGLI SCRITERIATI PEGGIORERANNO LA QUALITÀ DELLE NOSTRE UNIVERSITÀ, RENDENDOLE ANCORA MENO COMPETITIVE.
2) Verrà drasticamente ridotto il personale docente. Nel 2009, su 10 docenti che vanno in pensione, ne verrà assunto soltanto uno. Uno su cinque nei due anni successivi, uno su due nel 2012. Il numero dei docenti verrà dimezzato. Tutto questo in un Paese che è già molto indietro nel rapporto numero studenti/numero di docenti: in Italia abbiamo un docente ogni 20 studenti. Negli Usa uno ogni 15, in Germania 1 ogni 12, In Francia uno ogni 17, in Inghilterra 1 ogni 16. La media OCSE è di uno ogni 15. Se consideriamo che oggi i docenti dividono il loro tempo tra didattica e ricerca, uno svuotamento dell’organico così pesante li costringerà ad aumentare a dismisura il tempo che dedicano alla didattica, limitando gravemente il tempo per la ricerca, o eliminandolo del tutto. Si abbasserà la qualità della didattica, gli studenti avranno meno interazioni col mondo della ricerca, sarà più difficile svolgere tesi sperimentali e non si potranno più formare nuovi ricercatori. L’UNIVERSITÀ CESSERÀ DI ESSERE IL LUOGO DI PRODUZIONE E SVILUPPO DELLE NUOVE CONOSCENZE, E SI TRASFORMERÀ IN UN GRANDE LICEO.
3) Le Università potranno trasformarsi in Fondazioni per raccogliere finanziamenti privati. Verrà annullata la natura pubblica di queste istituzioni, e si creerà una spaccatura tra Atenei di serie A e di serie B, a seconda delle possibilità economiche delle città di appartenenza. LA DIFFERENZA TRA UNIVERSITÀ PUBBLICHE E PRIVATE SI ATTENUERÀ FINO A SPARIRE, ANCHE PER QUANTO RIGUARDA LE TASSE. VERRÀ CANCELLATO IL SISTEMA DEL DIRITTO ALLO STUDIO, GARANTITO DALLA NOSTRA COSTITUZIONE. LE UNIVERSITÀ, ORMAI ENTI DI DIRITTO PRIVATO, DIPENDERANNO DAI PROPRI FINANZIATORI
4) Con un provvedimento dettato solo dalla necessità di fare cassa, vengono sospese le Scuole di Specializzazione per la formazione degli insegnanti. GIOVANI MOTIVATI E PREPARATI NON POTRANNO RIVOLGERSI ALL’INSEGNAMENTO.
Noi crediamo che questo accanimento nei confronti delle nostre Università non sia casuale. La destra sta tentando di modificare il tessuto civile della nostra società. Stiamo andando verso un Paese in cui esisterà un’ università di serie A, quella privata, per chi potrà permettersela, e una di serie B, quella pubblica, per tutti gli altri. Questo non è il Paese in cui vogliamo vivere.
Noi vogliamo vivere in un Paese nel quale sia garantita a tutti la possibilità di accedere ai migliori livelli d’istruzione. Riteniamo quindi che sia necessaria una mobilitazione generale di studenti, docenti, intellettuali, politici, e anche di semplici cittadini per evitare che questo possa accadere. La cultura è di tutti, non solo di chi può pagarsela. Deve nascere un movimento di protesta civile ma nettissima contro una legge che delinea un sistema universitario iniquo ed inaccettabile.
Chi attacca l’Università, attacca il nostro futuro.
ALZIAMO LA VOCE.
Giovani Democratici della Provincia di Pavia
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